Quest’anno per la seconda volta ho partecipato al concorso di illustrazione Lucca Junior 2017, concorso prestigioso, ed estremamente famoso in tutta Italia, dal quale sono stati selezionati ed hanno vinto importantissimi illustratori Italiani.
Il tema di quest’anno era “Rose nell’Insalata” tributo all’opera di Bruno Munari, un tema davvero importante per me, considerato che amo Munari all’ennesima potenza, così  ho deciso che dovevo assolutamente partecipare per lasciare il mio tributo all’Artista più straordinario che sia esistito in Italia.
Ho iniziato piena di energia a rappresentate questo progetto, sicura di sapere esattamente cosa fare, possiedo molti libri di Munari, lui rappresenta un esempio di stile e ideologia artistica da seguire, alcuni esempi: “Nella notte buia”, “Nella nebbia di Milano”, “Cappuccetto Bianco”, “Cappuccetto Giallo” e “Cappuccetto Verde”, “Libro Illeggibile” e “Rose nell’Insalata”.
Rileggendo bene il tema del concorso, mi sono resa conto che bisognava creare qualcosa che andasse oltre il prendere spunto dalle sue immagini o richiami stilistici.
Così la mia energia sfumava, come capita spesso quando parto con troppa sicurezza.
Bene, mi sono detta, ora che faccio? Così ho acquistato altri libri di Munari, libri dove lui stesso raccontava le sue esperienze personali, come “Design e comunicazione visiva” e “Fantasia”, mi sono immersa nella lettura dei suoi trattati, per riuscire ad entrare meglio nel suo pensiero.
Tra i due testi quello che mi ha colpito di più è stato “Design e comunicazione visiva”, dove, nella prima parte del libro Munari racconta in prima persona, la sua esperienza come professore con gli studenti di Harvard, descrive la piccola camera dove alloggiava, racconta ciò che vedeva dalla sua finestra, descrive il clima differente da quello italiano, le stranezze culturali ecc… mi ha colpito moltissimo il capitolo intitolato “Fare senza Pensare”, dove Munari  descrive gli studenti e le persone che vedeva passeggiare per le strade sotto la finestra della sua camera, ogni persona era diversa da un altra, ognuna vestita in modo diverso e un anche in modo un po’ assurdo, il clima era quello dell’autunno, si andava dalle pellicce alle magliette a maniche corte, un po’ come quando si va in piazza a Ferrara le domeniche in primavera.Munari descrive in modo dettagliato e divertente ciò che vede tanto  che ho iniziato a rappresentare i personaggi sui bordi del libro e poi definendoli meglio con matita e china.Bene, ora avevo dei personaggi, la mia idea era quella di rappresentare un paesaggio Munari, volevo utilizzare le pagine del “Libro Illeggibile” che avrebbero rappresentato gli edifici e intorno ricreare il paesaggio che lui aveva visto quella volta dalla finestra.Ma durante la realizzazione, vedevo troppe incongruenze grafiche e stilistiche senza trovare il minimo divertimento così mi sono arenata un’altra volta.
Il tempo passava ed io volevo a tutti i costi partecipare al concorso, dovevo assolutamente dare il mio contributo, dovevo trovare la formula per rappresentare quello che sentivo.
Un giorno, di fronte al computer, stanca, slanata, scomposta, quasi scivolata sotto la scrivania, creai senza pensarci troppo il sole di Munari, quello che si trova sulla copertina di “Nella nebbia di Milano”.Da quel momento in poi, sono andata avanti lavorando senza progetto e facendo ciò che mi veniva in mente, il sole è diventato un occhio, l’occhio di un pesce scenografico, ho creato la stella di Munari che “Nella notte buia” fora le pagine del suo libro, ho creato texture per gli altri elementi della mia composizione, ed elementi geometrici che cadevano alla rinfusa nello spazio.
Con questi elementi, sono riuscita a rappresentare ciò che sentivo nel cuore, volevo unire Munari ad un altro grande artista che amo profondamente Leo Lionni, così mi sono immaginata che Bruno durante i suoi esperimenti, insieme ai ragazzi di Harvard, tra studio dello spazio, della composizione, delle luci, delle texture, abbia voluto mettere in scena uno dei libri che adoro profondamente che è Guizzino di Leo Lionni, così è nata questa immagine.
Questo è il motivo per cui la mia illustrazione si intitola “Fare senza Pensare” .
Confesso che terminata l’immagine guardandola soddisfatta attraverso il monitor, dentro di me si era compiuta una sorta di liberazione, ero felice, ora era visibile quello che sentivo, in quel momento mi dissi, era proprio quello che volevo fare! Senza pensarci troppo ho spedito il file per partecipare al concorso, non avrei mai pensato che sarei stata selezionata come migliore opera digitale e vincere il secondo premio.
Quando ho ricevuto la notizia ho saltato e ballato, ho riletto la mail quattro volte, ero incredula, sono arrivata a pensare che forse c’era uno sbaglio.

Sono grandi soddisfazioni da prendere a piccole dosi se no si consumano.

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